
ARCHITETTURA… CHE DANZA
di Arch. Alessandra Pironi
Architetto Multidisciplinare ( dal design alla nuova edificazione)
Titolare studio tecnico associato architetti A. Pironi & A. Trigliozzi
L’architettura e la danza sono da sempre in connessione; lo spazio, le proporzioni, il
ritmo e l’equilibrio appartengono, inesorabilmente a queste due splendide discipline.
Nella mia carriera professionale ho avuto la fortuna di misurarmi più volte con lo
spazio della danza, ogni volta emozioni e esigenze della committenza ispiravano spazi
nuovi e personali.
L’architettura dà forma allo spazio fisico, mentre la danza lo interpreta, lo vive e lo
trasforma attraverso il corpo, creando energia.
Corpo e spazio, movimento e ritmo, entrambe le discipline manipolano lo spazio: la
danza attraverso il movimento del corpo, l’architettura attraverso strutture solide,
volumi e ancora la danza si svolge sia nel tempo che nello spazio, l’architettura crea
ritmo visivo attraverso forme, proporzioni, colori.
Quando penso agli spazi per la danza penso all’uso della luce, dei materiali, dei colori
ma soprattutto penso a coloro che dovranno vivere gli spazi in modo versatile, pratico
e creativo.
Un esempio di architettura dedicata alla danza è la Max Ballet Academy; Massimiliano
Terranova e Gianluca Daziano mi hanno travolta nel loro mondo fatto di
professionalità, emozioni, sentimenti ma soprattutto creatività.
Entrambi mossi dal desiderio di creare qualcosa di “importante” per la loro missione
hanno creduto in me, le scelte, condivise, sono diventate “luoghi” in cui musica, danza,
benessere psicofisico e accoglienza si incontrano e si fondono.
Il luogo scelto era un capannone industriale nel movimentato quartiere si San
Jacopino, si trattava di valorizzare gli spazi luminosi e allo stesso tempo sfruttare
volumetrie e caratteristiche proprie dell’immobile.
I colori sono stati usati per personalizzare gli ambienti senza però perdere di vista le
caratteristiche del luogo.
La struttura ha permesso di creare doppi volumi e in parte sfruttare, l’altezza per
creare un altro livello.
La luce era, fin da subito, protagonista nella maggior parte dei locali; la scelta del
colore bordeaux usato alcune volte, per incorniciare dettagli, altre, per creare effetti
pittorici che simulavano la carta da parati, ha reso gli ambienti riconoscibili e
personali.
La sala d’attesa è diventata un ambiente pieno di colori e di dettagli, scarpette da
danza colorate, appese ad una parete, lampadari multicolr, divanetti rossi, angoli
libreria, muri lasciati in parte con il mattone a vista, che raccontano la storia
dell’edificio perché l’architettura, come la danza usa il “corpo” per disegnare forme
nello spazio.
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