IL TEATRO: UNA PALESTRA DOVE CI SI ALLENA ALL’UMANITÀ
di Silvia Becattini


Sceneggiatrice, regista, educatore professionale – Presidente Associazione Comarimaggio.

In molti pensano che il teatro sia “imparare a memoria delle battute e mettersi un costume”.
In verità la realtà del Teatro è molto più profonda.
Negli ultimi 35 anni ho trascorso la mia vita lavorativa tra i Servizi socio-educativi e le tavole del
palcoscenico e qualche idea me la sono fatta!! Mi piace definire il Teatro “una palestra dove ci si
allena all’umanità”: ci si allena cioè ad essere un individuo in relazione, che accetta le proprie
fragilità, sentendo la responsabilità verso l’altro e passando dall’Io al Noi.
Crescere umanamente significa imparare a dare un nome a ciò che si prova: noto spesso infatti,
che i ragazzi ed i giovani hanno un vocabolario emotivo ridotto (stanno bene o stanno male):
ebbene, il lavoro teatrale li aiuta ad espandere la loro umanità perché li costringe a esplorare le
sfumature delle emozioni: la malinconia, l’euforia, l’invidia, la tenerezza… L’umanità, nella
crescita, è la conquista della complessità.
In una realtà come quella che stiamo vivendo, il teatro è, a mio parere, lo strumento educativo più
urgente e potente che abbiamo a disposizione!!!! Non serve a diventare attori, o per lo meno non
solo, ma a diventare persone più consapevoli, più empatiche e più coraggiose.
L’attività teatrale, soprattutto con i bambini e gli adolescenti, serve a ritrovare la propria presenza,
ci impone di tornare a “stare” nel mondo con tutto il corpo…con attenzione, consapevolezza e
“voce”.

Mettersi nei panni dell’altro: il superpotere dell’empatia!!
Non c’è esercizio di tolleranza più grande che interpretare un personaggio che non ci piace o che
è lontano da noi, dal nostro carattere: perché, quando si recita, siamo costretti a chiederci “Perché
questo personaggio soffre? Cosa lo spinge ad agire così?“, “Che emozioni prova?”. Questo
processo distrugge i pregiudizi, ci insegna che non siamo isole, ma parte di un insieme di individui
che provano emozioni che dobbiamo osservare e riconoscere.
Quotidianamente, nelle mie lezioni di Teatro, siano esse nella scuola primaria o con gruppi di
adolescenti e giovani, vedo bambini e ragazzi che stanno imparando a leggere le emozioni degli
altri, a riconoscerle, a rappresentarle e quindi a comprenderle profondamente…. Interpretare un
personaggio costringe a capire motivazioni diverse dalle proprie. E di questo, abbiamo davvero
bisogno.

La magia della cooperazione.
Sul palco non esiste il solista che vince da solo. Il teatro è l’arte del gruppo per eccellenza. Se un
attore dimentica una battuta, gli altri devono essere pronti a salvarlo; se avviene un problema,
bisogna reagire insieme. Si impara che la propria responsabilità è fondamentale per il successo di
tutti. È una lezione di umiltà e fiducia reciproca che difficilmente, purtroppo, si impara a scuola o
davanti a uno schermo.
All’inizio dell’esperienza con un nuovo gruppo, racconto sempre una breve storia su Shakespeare
e poi chiedo…”Come farebbe a morire il Re, se non ci fosse il servitore che gli porta il bicchiere di
liquore avvelenato?”… spesso i bambini commentano che il servitore ha una sola battuta…. Ma
qualcuno che ha già capito come funziona dice.. ”è vero! Ma senza quel servitore, lo spettacolo
non va avanti perché il Re non muore!”…. Non importa quanto sia lunga la tua battuta, o quanto
sia importante la tua azione nel mondo… ognuno di noi contribuisce a raccontare una storia, sia
essa su un palcoscenico, sia nella vita.

Evviva gli errori!
Siamo terrorizzati dall’idea di sbagliare. Il teatro, invece, celebra l’errore come una grande
opportunità…Una battuta saltata o un inciampo diventano occasioni per improvvisare, per ridere,
per trovare una strada nuova ed una soluzione diversa. Tutto questo educa alla resilienza:
insegna che inciampare non è la fine del mondo, ma l’inizio di una scena diversa. Recitare aiuta
ad accettare le proprie imperfezioni, trasformandole in tratti distintivi e punti di forza.

Il pensiero critico
Leggere un copione, capirne la storia, analizzare i personaggi… è come smontare un orologio per
capire come funziona. Si sviluppa un pensiero critico: ci dobbiamo domandare il perché di tante
cose: perché l’autore del testo ha scelto una certa parola? Cosa si nasconde dietro questo
silenzio? E mentre facciamo questo, la memoria diventa un esercizio emotivo: il teatro insegna ad
imparare e memorizzare attraverso le emozioni e non attraverso la semplice ripetizione. E’ lo
sviluppo dell’intelligenza emotiva, ovvero comprendere le sfumature dei sentimenti umani per
migliorare le relazioni nella vita reale.
Non immaginate quante volte, in tutti questi anni di insegnamento, mi sono sentita dire “Maestra,
il teatro mi è servito per l’interrogazione…!!” È una ginnastica cognitiva che potenzia l’attenzione e
la comprensione del mondo, insegnandoci a gestire lo stress e l’ansia da prestazione che
purtroppo, anche nei nostri bambini, è sempre più forte e precoce.

E allora Viva il Teatro! …. “dove tutto è finto, ma niente è falso” (Gigi Proietti)