
LA VOCE, LA NOSTRA IMPRONTA VOCALE
di Mya Fracassini
Cantante ed insegnante di canto classico e moderno..
Cosa è la nostra voce? Come ci rapportiamo ad essa? Cosa pensiamo e ci aspettiamo di poter fare con la voce?
La prima cosa da chiarire è che la voce non è qualcosa che “si ha” ma è qualcosa che “si fa”.
È un fenomeno acustico che scaturisce da comportamenti ed il dato genetico (come la lunghezza delle corde vocali) è una piccola parte di quello che accade nel nostro corpo quando usiamo la voce.
La voce deriva dalla nostra storia, dai modelli vocali in famiglia (come quando ci dicono: “al telefono sembri tua mamma” e magari ci fa anche arrabbiare!), dalle abitudini posturali e- non ultimo-dipende moltissimo dallo stato emotivo, sia momentaneo che caratteriale.
Forse è per tutti questi fattori mescolati insieme che la voce ci sembra qualcosa di non controllabile, qualcosa che può “tradire” il nostro pensiero più profondo, qualcosa che a volte preferiamo non far uscire del tutto, perché non si sa mai..
Nel mio lavoro con le voci delle persone, principalmente per il canto ma non solo, ho incontrato tantissime storie di difficoltà di emissione legate a “grovigli emozionali”, ma la voce è bella ed emozionante anche proprio perché parla più in profondità, certamente più in profondità delle parole in sé.
Il tono con cui diciamo qualcosa conta molto di più del significato stretto di ciò che pronunciamo.
Il legame poi tra voce e corpo, tra atteggiamento fisico e tipo di suono prodotto è davvero strettissimo.
Per questo per scoprire davvero la propria voce non si può prescindere dall’approfondire la conoscenza del proprio corpo, dall’ascolto, dalla percezione, prima ancora di imporre al corpo stesso comportamenti che ci possono sembrare più o meno giusti.
Ogni volta che lavoro con un’allieva o un allievo cerco di sondare il rapporto e la confidenza che ha con il proprio corpo, con i propri muscoli posturali, con la schiena, le spalle.
Quando poi vogliamo che il suono trovi libertà e diventi “bello”, proprio perché si libera di ciò che lo blocca, allora le strategie fisiche possono diventare davvero fondamentali, a volte anche andando a decostruire alcuni atteggiamenti che magari sono validissimi in un’altra disciplina ma che nel canto procurano solo difficoltà e scoraggiamento.
Ho lavorato tanto anche con ballerini più giovani e meno giovani, scoprendo che molto spesso chi ha scelto di esprimersi con il corpo tende a non dare spazio alla propria voce, magari perché non la controlla e guida con la stessa maestria.
Non potrò mai dimenticare la volta in cui chiesi a una danzatrice esile e flessuosa di immaginare di avere una presenza fisica molto diversa dalla sua abituale e quindi robusta e possente.
La sua voce si trasformò immediatamente, acquisendo una potenza e una ricchezza che poco prima non era immaginabile.
Perché nel lavoro sulla voce ovviamente c’entra tanto anche il nostro cervello, con la sua parte immaginativa e fantasiosa, che ci permette di uscire da schemi già noti per scoprire un potenziale fino a quel momento inesplorato.
Insomma, per concludere, la voce è la manifestazione sonora della nostra personalità, ma come tutte le cose della nostra vita, può essere anche trasformata in parte per renderla armoniosa e per farle esprimere ciò che abbiamo dentro nel modo più efficace possibile.
E come si fa?
Proprio come nelle altre discipline fisiche: con l’allenamento e con la guida di chi da fuori riesce a sentire quello che da soli non sappiamo sentire.
Mi permetto anche di sconsigliare l’utilizzo di video “didattici” trovati in rete, dove non c’è nessuna comunicazione né feedback tra chi insegna e chi cerca di apprendere.
Ogni persona parte da un proprio uso della voce, che va compreso, aiutato, sbrogliato forse, perché trovi la sua unicità e la più profonda bellezza.
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